Berlusconi, l’uomo che riuscí ad essere e a non essere uno di noi.
Identificazione e ambizione nel “reality show” delle uniche due Italie esistenti ed infederabili d’oggi.
Silvio e Veronica si dice siano giunti ad un accordo. Io ero rimasto alla richiesta di lei di separazione con addebito, un espediente strategico che le avrebbe consentito di vendicarsi dei troieggiamenti del marito facendogli sganciare fior di quattrini. Lei calcolava già in milioni, lui al massimo ragionava per centinaia di migliaia e la questione era di uno zero finale. C’era da stupirsene? No. Anni addietro i coniugi Trump entravano nella leggenda grazie al loro divorzio. Certo è che né Ivana né Donald si sono mai candidati alla guida del proprio paese, non hanno mai dovuto dissimulare la propria ricchezza e non hanno mai dovuto raccontare balle ai loro concittadini per ricavare maggior potere di quel che già la ricchezza tuttora conferisce loro. Miliardi, milioni o migliaia di euro che siano, questo è il mondo dei ricchi e il loro mondo è fatto di danaro e di lusso ed è per questo motivo che anche i divorzi fra ricchi sono lussuosi.
Le differenze di censo e di casta sono sempre esistite e neppure il comunismo le ha mai abolite. Ma forse in un tempo neanche tanto lontano si era abituati alle gradazioni di censo che percorrevano la scala sociale tra poverissimi e ricchissimi. Ai giorni nostri la situazione sta cambiando drasticamente e la crisi che sta devastando il Paese, lascia sul campo un’Italia divisa in due: una del glamour e l’altra delle pezze al culo. Il fatto è che nell’Italia del glamour tutto funziona diversamente: anche le leggi lí ormai sono diverse. Il paese di quelli con le pezze al culo, dei morti di fame, è tutto un altro pianeta abitato da spettatori delle fantastiche vicende di chi vive nell’Italia del glamour. È il reality show piú realistico che ci sia, perché ci si vive dentro tutti in tempo reale.
La maggior parte della gente che vive nell’Italia delle pezze al culo, vive con stipendiucci tali da riuscire a malapena a tirare a campare. Gli Italiani non sono piú il popolo di risparmiatori che furono e si son trasformati in una marea d’indebitati e di compratori a rate: sono tutti potenziali falliti. Ad esempio, non mi viene in mente nessuno che viva nel raggio di una quarantina di chilometri da dove vivo io che si possa permettere un divorzio cosí dispendioso, da alta società, come quello di Veronica e Silvio, ma non conosco neanche nessuno che si possa permettere un divorzio che valga un decimo del loro. In compenso, conosco separati che hanno acceduto alla separazione consensuale per evitare di sborsare migliaia di euro agli avvocati e si sono fermati lí, perché devono ancor oggi pagare l’affitto, la rata dell’automobile e, soprattutto, mangiare. Conosco un sacco di potenziali falliti, perché vivo sul pianeta dove la frase “milioni di euro”, la si collega automaticamente al montepremi del superenalotto e non agli alimenti di una ex-moglie.
Veronica, dunque, otterrà qualche milionata di mantenimento. Si può pensare che un operaio impiegherebbe cent’anni per riuscire a guadagnare la cifra degli alimenti che Veronica probabilmente percepirà in un mese. Ma no, nient’affatto. L’operaio, contando solo sul proprio lavoro, NON AVRÀ MAI a disposizione la mole di danaro che Veronica gestirà in quattro settimane senza dover alzare un dito. MAI IN TUTTA LA SUA VITA. La condizione di Veronica, risvolti intimi a parte, è un sogno del glamour accarezzato da tantissimi. A proposito di cifre che neanche il superenalotto… sarà mica un caso che nel nostro Paese spopolino i giochi d’azzardo legalizzati dallo Stato tartassatore e biscazziere e dai politici gabellatori che gestiscono anche le bische? Sarà perché l’Italia con le pezze al culo o quasi sogna quello che non può avere ed è disposta a rovinarsi per stare meglio? Sarà perché è disposta a farsi mangiare le cuciture proprio dall’élite cui ambisce d’appartenere? Per squallido che sia, questo è lo scenario tipico d’un paese che va impoverendosi economicamente da un lato, mentre dall’altro c’è chi con una mano si para il culo e con l’altra si riempie le tasche. E poi esiste l’impoverimento culturale che, invece, è un fenomeno generale: un’epidemia veicolata dai media. Quanti sono davvero sbalorditi dalle cifre che si pronunciano intorno al divorzio del premier? Forse nessuno: ci avevano già abituati le fiction a questo genere d’affari, già dai tempi di Dallas e Dynasty che mandava in onda proprio Fininvest. Questi sono gli affari dell’Italia del glamour e non i drammi familiari dell’Italia con le pezze al culo. E che siano finzione televisiva o realtà, che differenza fa oramai?
Ora torniamo alla vicenda dei nostri due eroi, Veronica e Silvio. È chiaro che non sono “due di noi” per la disinvoltura con cui maneggiano e parlano di cifre cui non siamo abituati. Ma il problema non sta nel danaro che possiede Berlusconi: è suo e lo gestisce come meglio crede. Inoltre, non è la prima volta che gli capita un fatto simile, visto che a suo tempo ha dovuto sistemare, molto bene, anche la prima moglie. Potremmo discutere sul modo in cui Berlusconi ha fatto i soldi, ma già sappiamo abbastanza da capire che è facile arricchirsi con gli appoggi politici, e le collusioni legali ed illegali giusti. Niente di nuovo qui, né per lui, né per noialtri.
Il punto cruciale non è neppure il paragone fra l’operaio e il “padrone”, perché è un discorso che potrebbe essere considerato comunisteggiante ed ideologico e non va fatto per non essere tacciati di invidia di classe. Il punto vero è l’inganno continuo e spudorato col quale attrarre simpatia, l’artifizio mediatico per mezzo del quale Berlusconi raccatta il consenso politico.
Da un documentario mandato in onda sulla RAI ho appreso che Berlusconi usa gli stessi trucchi che usava Stalin per influenzare l’opinione pubblica: farsi fotografare in mezzo alle donne, ad esempio. Stalin ne affamava, ammazzava e deportava in Siberia i mariti e i figli, Berlusconi oggi toglie loro il lavoro e li riduce sul lastrico grazie alla politica economica di un governo di socialisti riciclati e inetti. Stalin usava l’espediente della luce sempre accesa nel suo studio per far credere d’essere sempre al lavoro (di questa farsa si occupavano i servizi segreti), oggi Berlusconi fa la stessa cosa per far credere di lavorare per il Paese 24 ore su 24. Stalin adorava farsi idolatrare alle assemblee del PCUS con panegirici sperticati ed improbabili, Berlusconi, invece, si fa scrivere gli inni personalizzati per le “convention” di Forza Italia e c’è pure chi glieli canta! Berlusconi è una creatura patetica e anche molto poco originale: come Stalin. È un ominide politico arraffone, egocentrico, furbo, megalomane e copione: come Stalin. E qui sorge un altro problema: il fatto che, indipendentemente dagli idioti che si fanno ingannare, per molti italiani rappresenta ciò che ambiscono e tentano d’essere e altri ancora si riconoscono in lui per quel che già sono nel loro piccolo. Se vogliamo semplificare i termini dell’espressione, Berlusconi rappresenta una grossa fetta d’Italia. E riesce a far credere a molti d’essere uno di noi. In fondo, non è neanche politica: è show business e Silvio è sia la star che il manager.